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Riassunto tratto dall'opera di Cristina di Belgioioso

"Vita intima e vita nomade in oriente" Ed. Ibis 1993

tradotta da Sabina Todaro dall‘originale francese "La vie intime et la vie nomade en orient" pubblicato in Revue des deux mondes 1855 da Sabina Todaro

II viaggio di cui si narra avvenne nel 1852, dall'Anatolia a Gerusalemme.

L'unico dovere che hanno accettato rispetto ai cristiani è l'ospitalità, e lo prendono dunque molto sul serio ma, trattandosi di un dovere e non di una scelta, è solo apparenza, e si deteriora facilmente. L‘ospite, il "muzafir" é inviato da Dio, e perciò è sempre il benvenuto, qualunque cosa faccia in casa tua. Però troverai il modo di farti ripagare di tutto!

Il muftì di cui sono ospite ha 99 anni, ma ha diverse mogli più giovani di 30 anni, e le considera vecchie, e moltissimi figli. Visita l'harem come se fosse la sua scuderia, ma non vivrebbe mai con le donne, considerando il luogo infetto, fumoso, caotico, tanto da offrire alla sua ospite un riparo altrove.

Il vecchio non sa quanti figli ha, poiché le femmine a 10 anni vengono mandate altrove per sposarsi o fungere da serve o dame di compagnia, ed i maschi a 14 anni se ne vanno dalla casa dei padre per lavorare. A volte qualcuno dei figli ritorna, ma il padre li vive come estranei, visto che la loro madre, magari, é morta.

Distruggo forse qualche illusione parlando con cosi poco rispetto degli harem. Abbiamo letto descrizioni di harem nelle "Mille e una notte"e in altri racconti orientali; ci é stato detto che in questi luoghi abitano la bellezza e gli amori: siamo autorizzati a credere che le descrizioni pubblicate, benché esagerate e abbellite, siano comunque basate sulla realtà, e che in questi misteriosi ritiri si debbano trovare riunite tutte le meraviglie del lusso, dell'arte, della magnificenza e della voluttà. Quanto siamo lontani dal vero! Immaginate muri anneriti e screpolati, soffitti in legno con crepe qua e là e coperti di polvere e di tele di ragno, sofà strappati e unti, cortine a brandelli, tracce di candela e di olio ovunque. Io che entravo per la prima volta in questi affascinanti ritiri, ne ero sgradevolmente colpita; ma le padrone di casa non se ne accorgevano.

La loro persona é conforme al resto. Poiché gli specchi sono molto rari in questo paese, le donne si mettono addosso a casaccio molti orpelli di cui non possono apprezzare l'effetto bizzarro. Appuntano molte spille di diamanti e pietre preziose su fazzoletti di cotone stampato che avvolgono intorno alla testa. Non c'e niente di meno curato dei loro capelli, e solo le grandi dame che hanno abitato nella capitale hanno dei pettini. Quanto al fard multicolore di cui fanno un uso smodato possono regolarne la distribuzione solo aiutandosi reciprocamente con i loro consigli, e poiché le donne che abitano la stessa casa sono altrettante rivali, incoraggiano volentieri le une con le altre le più grottesche colorazioni del viso. Si mettono del vermiglio sulle labbra, del rosso sulle guance, sul naso, sulla fronte e sul mento, del bianco a casaccio e come riempitivo, del blu intorno agli occhi e sotto il naso. Ancora più strano è il modo in cui si tingono le sopracciglia. Probabilmente é stato detto loro che, per essere bello, il sopracciglio deve formare un grande arco, ed esse ne hanno concluso che l'‘arco sarebbe stato tanto più ammirevole, quanto più fosse stato grande, senza chiedersi se il posto di quest'arco non fosse irrevocabilmente determinato dalla natura. Cosi, destinano alle sopracciglia tutto lo spazio esistente da una tempia all'altra, e dipingono sulla fronte due archi immensi che partono dalla radice del naso e se ne vanno ciascuno dalla propria parte fino alla tempia. Ci sono belle ragazze che preferiscono la linea dritta a quella curva e che si tracciano una grande riga nera attraverso la fronte; ma questi sono casi rari.

L'effetto di questo modo di pitturarsi combinato con la pigrizia e la mancanza di pulizia innate nelle donne orientali, é indiscutibilmente deplorevole. Ogni viso femminile é un'opera d‘arte complicata che non si potrebbe rifare ogni mattina. Persino le mani e i piedi, variopinti d'arancione, temono l'azione dell'acqua come nociva per la loro bellezza. Anche il gran numero di bambini e di domestiche, soprattutto negre, che popolano gli harem, e la situazione di parita in cui vivono padrone e domestiche, sono cause aggravanti della sporcizia generale. (...) in Asia i vetri rappresentano ancora una novità, Ia maggior parte delle finestre è chiusa con carta oleata, e là dove la carta é poco diffusa si rimedia a ciò eliminando completamente le finestre e accontentandosi della luce che penetra dal camino, luce più che sufficiente per fumare, per bere, e per frustare i bambini eccessivamente ribelli: sole occupazioni a cui si dedicano durante il giorno le urì (cioè le donne che i musulmani credono di meritarsi come compagne in paradiso) mortali dei fedeli musulmani. (pagg.34-36)

I dervisci parrebbero dai racconti monaci mendicanti musulmani, uomini santi sottomessi alle regole religiose. Portano amuleti qualunque. Sono stimati come guaritori e maghi. Hanno  varie mogli qua e là e conducono una vita errante. Alcuni vivono in comunita e  si dedicano a "opere pie".         

Ecco la descrizione di una cerimonia derviscia: "ll vecchio fece un segno ed uno dei derviscisi si alzò. Dapprima andò  ad inginocchiarsi davanti   al capo e a baciare la terra; questi gli  impose le mani come per dargli la sua benedizione, e gli disse a voce bassa qualche parola che non capii. Allora, alzandosi, il derviscio si tolse il mantello, la pelliccia di pelo di capra, e prendendo dalle mani di un confratello un lungo pugnale con il  manico ornato di campanelli, andò a mettersi in piedi in mezzo al locale. Dapprima calmo e assorto, si animò    gradualmente sotto la spinta di un moto interiore: il petto gli si gonfiò, le narici si dilatarono e  gli occhi ruotarono nelle orbite con una straordinaria rapidità.      Questa trasformazione era accompagnata e certamente aiutata dalla musica e dai canti degli altri dervisci che, dopo aver cominciato con un recitativo monotono, passarono ben presto alle grida e alle urla cadenzate, a cui il battito regolare e accelerato di un tamburello  imponeva un certo ritmo. Quando la febbre musicale raggiunse il parossismo, il primo  derviscio alzò e successivamente lasciò ricadere il braccio che reggeva  il pugnale,  apparentemente senza rendersi conto di quei movimenti e come mosso da una folza estranea.(... ). Alla musica si aggiunse la danza, e il derviscio protagonista eseguì dei salti  cosi prodigiosi, pur continuando sempre il suo canto da energumeno, che il sudore scorreva  sul suo petto nudo.         

Era il momento dell'ispirazione. Brandendo il pugnale che non aveva mai abbandonato e la  cui minima scossa faceva risuonare i mille sonagli, tese il braccio in avanti; poi, piegandolo all'improvviso con forza, si conficcò la  lama nella guancia, cosicché la punta uscì all'interno della bocca. ll sangue apparve subito dai due tagli della ferita. (...) "Basta cosi figliolo, (...) vai a guarirti".   

Il derviscio si inchinò, estrasse la lama, e, avvicinandosi a uno dei suoi confratelli, si inginocchiò e gli mostro la guancia, che questi lavò  esternamente e internamente con la propria saliva. L'operazione duro solo pochi secondi; ma quando il ferito si alzò e si girò dalla nostra parte, ogni traccia di ferita era scomparsa". (pagg. 53-55)

Quando gli orientali dicono che in un posto ci sono aria buona ed acqua fresca si stupiscono che non vi ci vogliate trasferire.

L'harem piu simile all'onesto ménage cristiano è quello del povero abitante di campagna: la moglie non è prigioniera della casa, e spesso non c'e un appartamento particolare per lei, e comunque nel suo spazio gli uomini non sono esclusi categoricamente. Qli uomini sono di rado poligami, e solo quelli che da giovani sposano una vecchia ricca, dopo un po' di anni si risposano.

Benchè la legge e la morale glielo permettano, spesso non prendono una seconda mcglie per non dispiacere la prima. La donna ha diversi diritti in quanto rappresentante del sesso debole: può fingersi malata, lamentarsi e arrabbiarsi senza motivo, e il marito la accetta anche se né la legge nè le consuetudini la difenderebbero. Spesso gli uomini hanno mogli molto piu giovani di loro, ma a volte tengono con sé mogli molto anziane e malate.

Il turco, che non conosce altra societa che la sua, crede che niente sia bello e buono se non il suo paese.

Gli unici piaceri che concepisce sono quelli dei sensi, per cui le sue uniche occupazioni sono il cibo, il sesso e il riposo. Non conosce il piacere della cultura e della conversazione.

Ecco una descrizione dei normali rapporti uomo-donna: "Quando una delle sue mogli ha perso la freschezza della giovinezza, quando, per un motivo qualsiasi, ha smesso di piacergli, non la chiama piu vicino a sé, e ben presto dimentica la sua esistenza. Se ha visto al bazar una schiava che gli va bene, la compera, la porta a casa, e la proclama sua favorita.

Può essere idiota, golosa, ladra: egli ne è consapevole, ma che importa? Non ha illusioni. Come potrebbe averne, e perché? Egli sa bene che la giovane donna che stringe tra le braccia prova per lui solo odio e disgusto; sa bene che lei gli pianterebbe con piacere un pugnale nel cuore per guadagnare 10 piastre; sa bene che il suo amore é solo una febbre passeggera. (...) Ignora le gioie interiori, le ineffabili gioie del sacrificio. Non ha mai fatto una confessione che potesse nuocergli, né si è detto: sono stato fedele alla verita! Non ha mai anteposto la gioia di un altro alla sua, né si e detto: sono stato fedele ai miei affetti!(...)

Alta, forte, con una vita sottile, un colorito splendente, una massa di capelli neri e lucenti, la fronte alta e piena, il naso aquilino, occhi neri immensi e spalancati, labbra vermiglie e modellate come quelle delle statue greche dell'epoca classica, denti come perle, il mento arrotondato, il contorno del viso perfetto, questa è la georgiana. Ammiro veramente le donne di questa razza; poi, quando le ho ammirate per bene, giro la testa e non le guardo più, perché sono sicura di ritrovarle, quando ne avrò voglia, esattamente come le ho lasciate, senza un sorriso di più o uno di meno, senza un minimo cambiamento di espressione. Che le nasca un figlio o che gliene muoia uno, che il suo signore l'adori o la detesti, che la sua rivale trionfi o sia esiliata, il viso dslla georgiana è imperscrutabile. (molto spesso le schiave sono georgiane o circasse).

La circassa non ha né gli stessi vantaggi, né gli stessi inconvenienti. Le circasse sono nella maggior parte dei casi biondi; il loro colorito é di una freschezza incantevole, gli occhi sono blu, grigi o verdi, e i lineamenti, benché fini e graziosi, sono irregolari. Tanto la georgiana sciocca e altera, quanto la circassa è falsa e astuta. L'una è capace di tradire il suo signore, l‘altra di farlo morire di noia". (pagg. 110-111)

Quando il signore compare, le donne dell'harem sembrano pendere dalle sue labbra, e sono silenziose e timide. Ma in realtà sono fra loro volgari e gridano, e odiano il signore.

l veli coprono e nascondono la donna, e, visto che forme e colori degli abiti sono tutti uguali, le donne per la strada sono irriconoscibili, per cui è facile per loro recarsi dove vogliono, e l'infedeltà non è un rischio.

Gli uomini turchi detestano le donne turche e le considerano stupide. Ma sono loro stessi a volerle semplici schiave!

Una donna sterile è disgraziata, inutile, quale che siano il suo stato sociale e il suo aspetto fisico.

Ecco una descrizione della vita delle donne sulle terrazze e della danza: "Era davvero uno spettacolo curioso quello di tutte quelle donne che si pavoneggiavano all'aria aperta, con i loro diamanti, a un'altezza a cui, dalle nostre parti, arrivano solo i gatti e gli spazzacamini. Queste signore passeggiavano, si facevano visita (sempre sui tetti), e si dedicavano lietamente ai giochi e alla danza. (...) C'e solo una danza nell'impero ottomano: è la stessa per i turchi, gli arabi, per tutte le nazioni musulmane sparse sul suo territorio; è la stessa per i greci e gli armeni sudditi della Sublime Porta, e questa danza universale merita appena il nome di danza. Due persone dello stesso sesso, ma sempre vestite da donna, si mettono l'una di fronte all'altra, con in mano delle nacchere, se ne hanno, due cucchiai di legno se invece mancano le nacchere, e anche niente del tutto; ma il movimento delle dita e la pantomima delle nacchere sono di rigore. Le due danzatrici piegano e distendono (stirano sarebbe più esatto) le braccia, scuotono rapidamente le anche, dondolano più lentamente la parte alta del corpo, scuotono leggermente i piedi senza tuttavia staccarli dal suolo. Pur continuando queste varie contorsioni, avanzano, indietreggiano, girano su se stesse e intorno a quella che sta loro di fronte, mentre il gruppo di musicanti, composto di solito da tamburello, grancassa e zufolo da pastore, batte il tempo, sempre più rapido. Cosa abbia di grazioso questa danza, lo ignoro; ma quello che ha di indecente colpisce subito anche gli occhi meno esperti". (pag. 69) 

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