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Barbara La Loggia

ritratto_barbaraLaureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, ama l’arte in ogni sua forma. Dopo un passato in cui ha sperimentato discipline come l’equitazione, la ginnastica ritmica, l’atletica e soprattutto il nuoto, intraprende nel 2005 il suo percorso nella danza orientale, perché "attratta da una flebile musica mediorientale al di là della porta rossa di una palestra". S’infatua di questa danza perché il suo corpo può così disegnare immaginarie linee, cerchi, simboli dell’infinito e creare fittizi volumi… "Dopotutto, l’architetto è un artista che crea partendo dal corpo che abita ed usufruisce dello spazio, e si muove dentro di esso. Anche la danza necessita del corpo per creare ed esprimere…è il movimento che si adatta ad esso e lo plasma." Continua a studiare e contemporaneamente frequenta stages per accompagnare la sua naturale evoluzione, sfociata nella Tribal Fusion, senza però dimenticare l’originaria danza orientale. Nel 2009 il significativo incontro con Francesca Pedretti che alimenta lo "stato di estasi per la danza"; nello stesso anno entra a far parte della sua compagnia, “De Nova Luce”, che propone un innovativo lavoro denominato Tribal Bellydance Emozionale®. Grazie ad un sogno ed a un fortuito incontro, si imbatte nel Butoh che riesce a pervadere il suo essere, divenendo parte integrante del suo approccio alle arti legate al movimento del corpo. Crea, pioniera in Italia, la “Tribal Butoh Fusion” che decide di denominare più semplicemente “Tri-Butoh”;utilizzando questo gioco fonetico per esplicitare il suo voler rappresentare un riconoscimento al “sentire”di ogni danzatore durante la creazione delle proprie performance. Nasce così un’insolita commistione, in cui viene unita la Tribal Fusion ad elementi di Butoh, dominata da improvvisazione pura, metamorfosi senza precondizionamenti, tecnica, fusione di forme, tensioni, rilassamento e corpo svuotato.barbara_la_loggia_danza_orientale_milano_300 Contemporaneamente crea Introspective Tribal Bellydance, fusione nella quale elementi di Tribal Fusion e Danza Orientale Moderna si fondono con gesti, suoni, voce, ... "prodotti" dall'analisi della nostra natura più interiore, di ciò che la compone, di quello  che noi sentiamo, del nostro passato, dei nostri dolori, delle nostre gioie...della nostra storia personale.La proposta è, pertanto, una fusione di elementi di tecnica con elementi di pura espressione personale che risultano essere caratterizzanti per ciascuno di noi. L'effetto di questa sperimentazione porta a proporre Introspective Tribal Bellydance come esperienza finalizzata allo "star bene con se stessi", e ciò potrebbe far pensare ad un percorso di autoanalisi e diautoaccetazione fisica e psicologica. L'excursus accademico alla Facoltà di Archittettura genera inevitabilmente in lei l'interesse per la scenografia, il light design e il design in generale; pertanto l'obiettivo che cerca di perseguire è quello di unire alla danza l'utilizzo degli oggetti fisici, più semplicemente delle "cose", ribaltando il concetto in cui è il corpo ad usufruire delle architetture e degli oggetti perchè essi hanno una funzione e soddisfano un bisogno. Le "cose" diventano così parte integrante della performance ed elementi considerati per la loro valenza artistica.Il movimento della danza si fonde e si armonizza con l'installazione artistica nello spazio, ma il corpo è anch'esso installazione. Chiama questo progetto "Dancellation" (Danza ed Installazione), usufruendo di un gioco fonetico con cui intende creare un'assonanza con il termine "Cancellation", finalizzata a richiamare la cancellazione, l'annullamento dei precondizionamenti di forma, di dinamica e di utilizzo delle "cose" in relazione con il corpo.

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